...forse verso un futuro poco chiaro. I tempi sono preoccupanti e gli omini di Eggli ci mostrano quanta incertezza e disorientamento viviamo.



La materia e la modalità del taglio creano una sorta di corto circuito nella memoria di un cinquantenne curioso
e appassionato d'arte, tanto da spingermi a scartabellare tra vecchie edizioni di una rivista nata negli anni '80
e pescare tra le sue eleganti e patinate pagine un articolo dal titolo emblematico "Tagliati con l'accetta"
sottotitolo Il teatro di Axel Petersson di Vittorio Pica. Il pezzo parla di un artista-taglialegna nato nel 1860
in un villaggio in mezzo ai boschi della Svezia, "tra uomini abituati all'uso dell'ascia... e volle che nel suo modo
di scolpire il legno restasse qualcosa di quella rudezza...". Pica ci racconta che Petersson "...artista grande
e forse grandissimo, restò per tutta la vita un enfant du pays che si serviva del legno e dell'accetta per raffigurare
l'umile vita quotidiana della gente" e le opere nella loro "plastica sommaria, ma così espressiva!..." hanno
la stessa problematica, severa e quasi religiosa intensità del lavoro del giovane artista svizzero.
Mi chiedo se il contemporaneo Eggli abbia mai conosciuto il lavoro di Petersson.